Festa delle genti, un’unica grande famiglia umana

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Don Alberto Vitali, responsabile della Pastorale dei migranti, presenta la celebrazione di Pentecoste a Gallarate, anche alla luce delle risultanze del Sinodo minore: «Una Chiesa dai più volti, in cui le diversità crescono e camminano insieme»

di Stefania CECCHETTI

Nella domenica di Pentecoste in Diocesi la Festa delle genti raduna i cristiani cattolici migranti sul territorio ambrosiano. Come spiega don Alberto Vitali, responsabile diocesano della Pastorale dei migranti, si tratta di un momento importante: «Nel corso dell’anno i migranti hanno diverse ricorrenze tradizionali in cui incontrarsi e fare festa per gruppi omogenei. La Festa delle genti è una delle poche occasioni in cui il filippino e il sudamericano possono incontrarsi e conoscersi».

Quest’anno la Festa si svolgerà nella parrocchia di Santa Maria Assunta a Gallarate. «Abbiamo pensato a un luogo fuori Milano, alla luce del recente Sinodo minore “Chiesa dalle genti” – spiega don Vitali -, nel quale si è sottolineata l’importanza di sviluppare la pastorale dei migranti su tutto il territorio della Diocesi». In effetti le iniziative nella Zona pastorale II, della quale fa parte Gallarate, non mancano, come illustra ancora don Vitali: «Si tratta di una zona ad alta intensità migratoria e il Decanato ha dimostrato più volte interesse al tema. Per fare solo un esempio, il 27 maggio c’è stato un convegno decanale in cui si è data voce agli stessi migranti. Provenienti da tutti i continenti, hanno raccontato non tanto il proprio viaggio, ma come sono stati educati alla fede nel loro Paese di origine e come stanno vivendo la loro esperienza di Chiesa qui in Italia». È questa la direzione da perseguire nella fase post sinodale, secondo Vitali: «Per un anno siamo rimasti in contemplazione e in ascolto della realtà esistente, rendendoci conto di come non siamo noi a costruire la Chiesa dalle genti, ma è lo Spirito stesso che da diversi anni la sta già costruendo. Adesso siamo nella fase attuativa, che per certi versi è ancora più interessante, nella quale siamo chiamati a mettere in pratica le indicazioni emerse dal Sinodo e riassunte dall’Arcivescovo nel Decreto attuativo, entrato in vigore il 2 aprile scorso».

Colpisce la distanza tra iniziative come queste e l’immagine di un’Italia impaurita e ostile agli stranieri a cui ci stiamo abituando. «Il volto ostile è quello che i mass media ci presentano – precisa don Vitali -. Andando in giro e conoscendo le persone, ci rendiamo conto che la realtà è molto più complessa e che le esperienze di condivisione sono tantissime. La Festa di Pentecoste non deve essere un evento eccezionale, ma la celebrazione dell’ordinario: una quotidianità che è, già ora, quella di una Chiesa dai più volti, in cui le diversità crescono e camminano insieme. L’accoglienza è il primo passo: si parla solo di quella, ma noi in realtà siamo già oltre». È proprio nella Festa di Pentecoste, prosegue don Vitali, che si vede il germoglio del progetto di Dio: «Fare dell’umanità un’unica grande famiglia. Il che non vuol dire appiattire le differenze: ognuno continua a parlare la propria lingua, ma ciononostante tutti si capiscono».

Oltre alla messa con l’Arcivescovo nella basilica di Gallarate, il programma della Festa prevede un pomeriggio all’insegna della conoscenza. «Ciascuna comunità si presenterà con i consueti stand e attraverso uno spettacolo pieno di colore e gioia – spiega don Alberto -. Segnalo in particolare la presenza di alcuni ragazzi sudamericani che presenteranno un progetto di collaborazione insieme agli studenti dell’Università Statale di Milano sulla conoscenza della letteratura latino-americana».